Fino agli anni Sessanta, in questo luogo sorgeva “su forru ‘e sa tèula”, una fornace destinata alla produzione di tegole e mattoni. Era l’ultima delle sette fornaci attive a Tortolì tra gli anni ’30 e ’50 e cessò l’attività intorno alla metà degli anni ’60. Dell’impianto originario, che occupava un’area più estesa, resta oggi solo una struttura quadrata di 6 metri per lato, costruita in granito e rinforzata agli angoli con contrafforti dello stesso materiale. La produzione di tegole e mattoni ebbe inizio nei primi del ‘900 grazie alla famiglia Mulas-Lorrai, che possedeva, oltre a questa fornace situata in S’Ortu ‘e Guventu, un altro impianto nella zona di Santa Lucia. Successivamente, la fornace passò in eredità a Mario Lorrai. L’argilla, estratta dalla località “S’Ortali ‘e su Para” (vicino al rio Foddeddu), veniva trasportata con i carri fino alla fornace e scaricata in una grande fossa, capace di contenere 7-8 carri di terra. L’argilla, ammorbidita con acqua, era lavorata dagli operai a piedi nudi fino a ottenere la consistenza ideale. Una volta pronta, l’argilla veniva ammucchiata accanto al tavolo di lavorazione e coperta con foglie di canne palustri per evitarne l’essiccazione. I maestri artigiani (is maistrus) prelevavano dal mucchio la quantità necessaria per modellare una tegola o un mattone, stendendola nelle apposite forme di legno. I “ghetadoris” staccavano poi il semilavorato dalla forma posandolo delicatamente a terra. I mattoni e le tegole, dopo un’adeguata asciugatura, venivano accumulati sotto le tettoie, al riparo dalla pioggia, in attesa della cottura, affidata ai “teulargius”. Il forno, alimentato con fascine di cisto, veniva acceso ogni sera alle dieci e spento il giorno successivo a mezzogiorno. Le tegole e i mattoni così prodotti erano molto richiesti nei paesi dell’Ogliastra e venivano distribuiti tramite carri per soddisfare la domanda locale.