Big Pinocchio

Autore: Alex Pinna

Ad accompagnare gli eroici personaggi di Alex Pinna sospesi tra corde o arrampicati alla maniera di antichi stiliti oggi appare un amico di infanzia di tre o quattro generazioni fa, realizzato espressamente per il Museo di Tortolì , il burattino Pinocchio, prodotto artigianale, artigianalmente modificato, biologicamente ambiguo come Atena uscita dalla testa di Zeus, non divino come la dea, e fatto, in questo caso, non di legno, bensì di vernici epossidiche su ferro zincato dipinto. Non sappiamo se questa creatura inaffidabile di quindici metri diventerà bambino per un consolatorio lieto fine. Pinna ci ha abituato alla spericolatezza un po’ irresponsabile delle sue figurette, dei suoi piccoli eroi arrampicati come antichi stiliti, seduti in cima a scale ripidissime, o appesi a sottili rami. Questa volta l’eroe rinuncia alle altezze che aveva
sfidato con tanta sicurezza affrontando il rischio di cadute rovinose, presumibilmente irreparabili. Le componenti prevalenti dell’arte di Pinna, plasticità e linearità, si articolavano e si completavano perfettamente, liberate da contrasti formali in un’indiscussa fusione estetica. E anche oggi questo Pinocchio occupa il campo con la consueta disinvoltura che l’artista è capace di infondergli. Per condire il gioco Pinna ha fatto partecipare via via alla sua rappresentazione il velocissimo Bee-Bep, il Gatto Silvestro, l’indimenticabile vecchio Felix, così come l’omino baffuto della Bialetti, facendoli diventare rapidamente classici protagonisti della storia. Di contro, i personaggi “giacomettiani”
extrastorici, metastorici, definitivi. Pinocchio non incarna l’inseguimento verso le più moderne tecnologie.

Non è questo un tratto distintivo del suo creatore. La grande scultura troneggia nella sua fisicità, con il capo appoggiato di lato, in un atteggiamento riflessivo e sognante. Anche lui potrebbe essere un nuovo eroe. Certo, in anni come questi nostri in cui ogni cosa appare sotto discussione, mentre finisce poi, di fatto, col sopravvivere, più o meno, in seconda serata, secondo le procedure dello spettacolo, parlare di eroi potrebbe richiedere qualche chiarimento. Ma noi conosciamo l’artista e sappiamo bene quanto egli sia alieno da ogni tipo di maniera e quanto preferisca offrire, piuttosto letture paradossali, che abbinamenti artificiosi e convenzionali. Gioco ed ironia sono sempre protagonisti delle sue operazioni. Pinocchio è ora un oggetto meccanico; le sue forme, le sue misure, anche se vistosamente amplificate, continuano ad apparirci familiari. Non ha intorno a sé animali parlanti, manca l’inquietante Fata Turchina. Perché ci è familiare? Forse perché la letteratura sul romanzo di Collodi ce ne ha consegnata un’immagine tutto sommato positiva? O forse perché famosi registi e attori (da Walt Disney a Comencini a Benigni) ce lo hanno umanizzato a tal punto da renderlo parte integrante del nostro patrimonio culturale? Pinocchio rappresenta anche la trasformazione da materia inanimata a essere “pensante”; per noi, al di là della fortuna letteraria, qualche cosa di più della storia di un burattino-marionetta che si umanizza. Si affastellano allora un po’ confusamente nella nostra memoria immagini legate ad esperimenti scientifici sulla materia inanimata (da Frankenstein in poi, resi nel cinema in chiave drammatica e poi ironica), gli esperimenti artistici di Léger, fino ad un curioso Pinocchio 3000 (P3K, del 2004) di Daniel Robichaud, un film d’animazione in cui il protagonista è a metà tra l’umano e il robot (una citazione del più famoso Metropolis?).

Forse questo Pinocchio appare familiare a chi, come me, conosce il percorso poetico di Alex Pinna, quegli eroi di corda o di bronzo che si arrampicano nel vuoto, sempre con lunghe gambe o lunghe bracciçi, come questo bambino meccanico, umanizzato dall’atteggiamento, dalla posizione degli arti, e non dai materiali usati. Ancora una volta siamo, quindi, rassicurati da ciò che “ci sembra” di conoscere o di riconoscere? Cito ancora un’espressione di Pinna che mi viene sempre in mente quando vedo il suo lavoro: .. . “Forma lirica e paradossale”, che mette insieme gioco e avventura, ma anche equilibrio tra gli elementi. La struttura si sviluppa nella precisione geometrica: la sfera, il cilindro e il cono, ad esempio (il corpo, la testa e il naso) seppure ammorbiditi, sono espressioni di una volontà di riduzione della forma all’astrazione. Pinna, come nei suoi piccoli eroi di corda, riduce “all’osso” la sembianza umana. Ma così come nel burattino di legno, anche in questo di metallo sono presenti le articolazioni, come a suggerire un movimento, ancora una volta, meccanico. La storia di un museo a cielo aperto si arricchisce di un’altra opera importante che scandisce il tempo e la passione di tutti coloro che hanno collaborato a questo progetto d’arte.
Vittoria Coen

Alex Pinna

Nato a: Imperia
Vive e lavora a: Milano
Sito: www.alexpinna.org

Principali mostre personali

  • 2009
    • “Big Pinocchio”, a cura di Vittoria Coen e Edoardo Manzoni, Tortolì (Og), Museo d’Arte Contemporanea “Su logu de s’iscultura”
    • “Nella mia matita c’è un foglio”, a cura di Alfredo Sigolo, Genova, galleria Guidi & Schoen arte contemporanea
  • 2008
    • “Upstairs heroes”, Torino e Milano, Ermanno Tedeschi gallery
  • 2007
    • “Io sono te”, Terni, galleria Ronchini arte contemporanea
    • “Heroes”, a cura di Marco Senaldi, Modena, galleria San Salvatore Art Project
  • 2006
    • “Mari”, Napoli, galleria Mimmo Scognamiglio
    • “A volte penso cose che non capisco”, Milano, galleria Ciocca arte contemporanea
  • 2005
    • “Equilibri”, Torino, Ermanno Tedeschi gallery
    • “2con”, Genova, galleria Guidi & Schoen arte contemporanea
  • 2004
    • “Hombre”, Terni, galleria Ronchini arte contemporanea
    • “Cose”, Modena, galleria San Salvatore Art Project
  • 2003
    • “Disegni”, Modena, galleria San Salvatore Art Project
  • 2002
    • “Contasudime”, Milano, galleria Ciocca arte contemporanea
    • “Alex Pinna”, a cura di Andrea Bellini e Marisa Zattini, Rocca di Bertinoro, Cesena
  • 2001
    • “Muovi bene il tuo pensiero”, Terni, galleria Ronchini arte contemporanea
    • “Via vai”, a cura di Emanuela Nobile Mino, Roma, Casa delle Letterature
  • 2000
    • “Dagli corda”, a cura di Giorgio Viganò, Monza, Ridotto del Teatro Manzoni
    • “Liberitutti”, Milano, galleria Ciocca arte contemporanea
  • 1999
    • “Ancora?”, Trieste, spazio Juliet
    • “Quella nuvola sembra un gelato”, Roma, galleria De Crescenzo & Viesti
  • 1998
    • “Certo che ti desidero”, Padova, galleria Perugi arte contemporanea
    • “Panting painting”, Prato, galleria Sergio Tossi
  • 1997
    • “Sgrunt!”, Torino, galleria Caterina Fossati
    • “L’uomo nero”, Milano, galleria Ciocca arte contemporanea
    • “Mi è sembrato di vedere un gatto”, Milano, Viafarini