Forma: rapporti e misure
Autore: Giovanni Campus

Il luogo e una scultura
Non vi è dubbio che le opere di scultura che l’uomo inserisce nelle realtà del naturale e del costruito, ciò che noi definiamo in senso stretto “paesaggio”, spesso privilegino la propria altarità espressiva a scapito del corpo unitario della visione, cioè di quel fluire ininterrotto del segno che porta a sintesi ed a simbiosi, non solo figurali, corpi volumi forme memoria proiezioni. Questo fluire si pone, in primo luogo, come struttura ed espressività della materia, quindi come equilibriosimmetria di forze, ed infine come sede e “capo” dei procedimenti della ricerca visiva. Nel suo porsi e modificarsi, nel suo costituirsi spazialità, chiama in causa le ragioni ed il senso più profondi della nostra fisicità e del nostro stesso essere partecipi e testimoni della condizione del tempo.
Così questa proiezione relazionata, che cattura occhio e cervello, non si esaurisce di certo nel dato estetico formale, essa forza i limiti all’oltre nel tentativo di individuarne i fantasmi sullo stesso metro di misura del
mondo reale. Si è di fronte ad un fenomeno di interrelazionalità ed equivalenza tra le “misure” visivo percettive della “cosa” e quelle non visibili delle forzature concettuali e delle proiezioni poetiche; forzature e proiezioni che non cadono sotto la nostra sensorialità e tuttavia pressano la nostra consistenza molecolare e costituiscono lo spessore del vissuto.
Il rapporto con il “paesaggio”, con le forme, proprio per questa estensione della materia con la nostra fisicità e dei corpi col mondo delle idee, richiama l’attenzione alla sua destinazione d’uso. Ecco quindi che il territorio e l’ambiente si pongono non solo come limite perimetrale della definizione spaziale e temporale dell’esistenza, ma anche e soprattutto ·come il “luogo” del percorso esperenziale, cioè del concepire, verificare e disegnare significazioni nuove.

Con il “luogo” si ha lo spazio esistenziale esteriorizzato, con una sua interpretazione della storia, della società e della cultura, inoltre esso sposta la persistenza della memoria sulla condizione umana ed il suo procedere. In un’epoca che considera lo spazio di mondo strutturato come un sistema multiplo di luoghi variabili o come un’immagine spaziale indipendente dotata di stabilità di ordine sistematico proprio, potrebbe apparire anacronistico questo posizionare la materia e la natura umana al centro della riflessione critica, come lettura di
riferimento del pensiero poetico sui dati oggettivi terreni e con un trasferimento di relazionalità delle misure universali alle realtà nuove che regolano il vivere. Al contrario ritengo che le inquietudini, le interrogazioni esistenziali, la ricerca di senso, possano, se non risposte, trovare indicazioni nell’attraversamento di quel nucleo fondante, aperto nella sua caducità entro la serie causale del tempo, che è la traccia del “farsi” delle cose e del “fare” dell’uomo tra frizione e utopia come misura globale.
. . . un “luogo” aperto al verde, nella cerchia urbana, al limitare dei graniti di Monte Attu a Tortolì in terra di Sardegna, con al centro una quercia secolare il cui peso e dimensione si pongono come forma che esaurisca in sé tutte le relazioni. A fronte una scultura, un’opera in ferro che si fa corpo dello spazio come rapporto relazionato, consistenza della materia, proiezione delle idee.
Giovanni Campus
Milano, 20 settembre 2001
Selezione naturale della specie

Nell’opera di Campus il segno diventa progressivamente – e per gradi – forma e scultura. All’inizio, con fatica, nasce come piegatura della tela, come linea retta quasi strappata alla rigorosa uniformità di un quadro monocromo. Non ha spessore se non quello suggerito dalla sottilissima ombra che proietta e non ha continuità all’interno dell’opera se non per chi osserva il lavoro successivo, dove prosegue il proprio cammino diritto e violenta una nuova tela.
Poi, piano piano, alla prima piegatura se ne affianca un’altra, e un’altra ancora, e l’esilissima linea retta si trasforma in forma geometrica, ingombro, volume. Le direzioni del segno si moltiplicano, la tela scompare come protagonista per lasciare spazio a un’architettura piana che inizia a forzare la bidimensionalità e a suggerire fughe in profondità. Infine, questo segno, ormai costruitosi come forma irregolare ma rigidamente rettilinea, abbandona il quadro e si fa scultura: si libera del supporto che l’ha generato e comincia a occupare l’aria e lo spazio per vivere di vita propria.

La scultura cerca però altri riferimenti, perché di riferimenti e rapporti ha sempre vissuto. E li trova nella realtà circostante, nelle architetture della galleria, nei volumi del museo, nelle forme di vita dell’ambiente. La scultura pubblica che Campus ha progettato per Tortolì e per il Museo “Su logu de s’iscultura” si relaziona infatti a una realtà preesistente: una quercia da sughero secolare. Osservando l’opera da un determinato punto di vista, si vedono catturare e inglobare le forme dell’albero: i rami, le foglie, il tronco. Una figura geometrica triangolare diventa una sorta di gabbia – solo immaginaria, però, perché esistente soltanto a partire da un unico punto di vista – per la quercia.
Scultura e albero, visti insieme, non sono altro che la rilettura in chiave neomillenaristica dell’Uomo Vitruviano disegnato da Leonardo da Vinci. Per la gioia degli ambientalisti, a Tortolì la forma di una pianta prende il posto del corpo umano e diventa misura proporzionale del mondo. L’opera si sviluppa secondo volumi e linee che seguono le forme dell’albero, abbracciandolo ed evocandolo.
Il lavoro è perfettamente in sintonia con la linea teorica che il museo persegue fin dalla sua fondazione: correlare l’ambiente urbano con l’intervento artistico, la natura con l’oggetto d’arte. La scultura, che si vorrebbe rigidamente progettata dall’uomo e immobile (o magari rinnovata solo da un moto meccanico e ripetitivo), evoca invece lo sviluppo naturale della vita: sembra essersi formata così perché le condizioni esistenti nell’ambiente le hanno consentito solo quello sviluppo. L’arte sembra essersi adeguata alla selezione naturale della specie, accettando le logiche di adattamento dettate dalle esigenze di sopravvivenza.
Maurizio Sciaccaluga
GIOVANNI CAMPUS
Nato: 1929, Olbia
Studi: classici a Genova
Vive e lavora: Milano
Principali esposizioni personali
A carattere antologico
- 1984 – Istituto Civico di Cultura, Luino
- 1987 – Palazzo dei Diamanti, Sale Tisi, Ferrara
- 1990 – Museo di Milano, Milano
- 1991 – Galleria Comunale d’Arte, Cagliari
- 1992 – Villa Ghirlanda, Cinisello Balsamo
- 1999 – Museo “Su logu de s’iscultura”, Tortolì (NU)
- 2000 – MAN Museo d’Arte, Nuoro
- 2002 – Cavenaghi arte, Milano
- 2002 – Galleria Giraldi, Livorno
- 2002 – Galleria Comunale d’Arte, Castel San Pietro Terme, Termoli
Ambienti, interventi, installazioni
- 1977 – P.tta Palazzo Reale, Milano
- 1978 – Galleria Comunale d’Arte, Bologna
- 1979 – Museo civico in progress, Livorno
- 1983 – Coste della Gallura, Sardegna
- 1992 – Villaggio NL “Iragico Gennamaria”, Villanovaforru
- 2002 – Quartiere Monte Attu, Tortolì (NU)
Principali esposizioni collettive
- 1965 – “Internazionale Arte d’Avanguardia”, galleria Numero, Firenze
- 1969 – “Triennale Tecniche Grafiche a confronto”, Civitanova Marche
- 1970 – “Moirè”, Università Popolare, Milano
- 1971 – “Il Triennale int.le”, pad. Italiano New Delhi; “3° New Multiple Art”, Whitechapel Art Gallery, London
- 1972 – “Segno e Spazio”, Festival Due Mondi, Spoleto; “Premio Joan Miró”, Barcelona; “V Sistemas de Estampacion”, Salon de Grabado, Museo Nacional, Madrid
- 1975 – “Luce e materia”, Centro Industria, Milano; “Materiali per un centro pubblico”, Galleria Comunale d’Arte, Cagliari
- 1976 – “76 Agrupacion”, Museo de Arte Contemporanea, Caracas; “XI Malerwochen”, Neue Galerie am Landesmuseum, Graz
- 1977 – “Biennale Int.le Piccola Scultura”, Padova
- 1978 – “Distratti dall’Ambiente”, Galleria Comunale d’Arte, Bologna
- 1979 – “Sixt British Print Biennale”, Bradford
- 1982 – “Rassegna della Grafica Italiana”, Musée d’Art Vivant, Tunis
- 1985 – “L’insaisissable ou l’art de 1995?”, Exhibition 89, Paris
- 1986 – “Experimental Art”, 5th Int.nal, Yamanashi Museum, Kōfu
- 1987 – “Artisti”, Galleria Civica Arte Contemporanea, Marsala
- 1989 – “Gli oggetti degli Artisti”, Parque del Destre, Madrid
- 1991 – III Salon Internationale d’Architecture, Palazzo dell’Arte, Milano
- 1993 – XII Biennale Xilografia Contemporanea, Carpi
- 1994 – “L’arte italiana nell’ultimo mezzo secolo”, Vasto
- 1995 – “Scultura e Segno”, Regensburg, Linz, Innsbruck, Wien; “Tra Logos e Melos”, Ankara, Izmir, Antalya, Trieste
- 1997 – “Aspetti del disegno in Lombardia 1946-1996”, Ljubljana, Salò, San Pietroburgo, Milano; “Il colore nella scultura italiana del ’900”, Castello Visconteo, Pavia
- 1998 – “Nuova visualità internazionale”, Young Museum, Revere
- 1999 – “Le vie della costruzione. Pratiche della scultura in Italia”, Riva del Garda-Arco; “Generazioni italiane del ’900”, Museo Bargellini, Pieve di Cento
- 2001 – Mirabilia “Linea retta Lecco-Tortolì”, Torre Viscontea, Lecco
- 2002 – “Rassegna Internazionale”, Galleria Civica d’Arte Contemporanea, Termoli; “Il sguardo dei protagonisti degli anni sessanta ad oggi”, Museo d’Arte Generazioni Italiane del ’900, Pieve di Cento