Magnete

Autrice: Alessandra Bonoli

La scultura come luogo

“Magnete simile a Menhir, energia dal cielo ma anche dalla terra”: con queste parole l’artista ci fa subito percepire il punto di massima intensità in cui cielo e terra si incontrano nella sua grande opera.

La scultura di Alessandra Bonoli esige spazio non solo perché nella sua natura occupa fisicamente un volume, ma soprattutto perché nel suo significato c’è libertà: di forme, di rapporti, di direzioni complementari spesso intrecciate e contrastanti, eppure sempre parte di itinerari armonici. Le forme e le loro traiettorie sono manifestazioni di una plasticità dinamica che si auto-regola, a volte sfidando le leggi naturali pur senza mai sottrarvisi, e creando così infiniti ruoli in un habitat naturale che trascende vecchie obbedienze e consuetudini.

Forse le asimmetrie stesse, presenza costante nelle sue opere, sono insieme fonte e risultato di una complessità spirituale che non ha nulla di sistematico – non v’è traccia di esprit de système nelle geometrie di Bonoli – ma piuttosto è profondamente aperta e vitale. In “Magnete”, in particolare, si avverte la partecipazione dell’osservatore, che viene spontaneamente invitato a farne parte.

Parole come cielo, terra, sensazioni, simboli, archetipi, memoria, luci e ombre guidano costantemente il suo percorso creativo. Queste presenze possono apparire come il placido scorrere di un’acqua tranquilla o come l’accesso rischioso a una caverna da esplorare – o da inventare – ma in entrambi i casi emergono ingegnose soluzioni, adattamenti e armoniose coincidenze che nascono nel corso dell’opera.

Nell’incessante dedizione di Bonoli si riconosce un impegno di ricerca generosa, profondamente individuale e solitaria, ma anche eticamente umano: l’atto artistico diventa occasione per fondere introspezione e riflessione. Gli elementi strutturali – pur essenziali – esistono solo per sostenere il gesto creativo, che ha un valore ancor più grande dell’oggetto prodotto. Questa tensione all’autonomia richiama un paese lontano dal nostro Occidente, il Giappone, dove l’indipendenza dell’artista è ancora una rivendicazione viva.

Tema fondante è l’innesto delle potenzialità dei materiali e delle loro modalità implicite nella volontà di dare vita a ciò che non è ancora stato espresso, obbedendo alla materia senza ricorrere a espedienti stilistici eccessivi. La terra, in tutte le sue declinazioni – pietra, ferro, cemento – conserva intatto il suo fascino e la sua lezione: come materia, forza, radice e comandamento. Su questi materiali si impone la severa legge della manualità, della teknè senza cui l’arte non esisterebbe.

E poi c’è l’elemento magico del magnete, che nella sua scultura solleva la pesantezza dei volumi e li trasferisce in una dimensione quasi incantata. Bonoli affida a questi contributi il compito di tradurre in energia visibile all’esterno il motore invisibile della sua mente e delle sue mani, unendo terra e simbolo, concreto e spirituale.

In questo modo la sua scultura asseconda il bisogno di armonia tra fare e pensare, tra vivere e coscienza del vivere; e, praticata così, la scultura si dimostra efficace quanto la musica o la poesia nel creare un rapporto profondo e prezioso con chi la incontra.

Vittoria Coen