Scultura
Autore: Mauro Staccioli
Il grado zero della scultura

Mauro Staccioli utilizza materiali e forme apparentemente “canonici” — quelli familiari al nostro linguaggio occidentale — per ridefinire i confini di un ambiente urbano o naturale. Con figure geometriche realizzate artigianalmente e con strumenti retorici come raddoppiamenti, iterazioni e progressioni ritmiche, egli incide o distorce le prospettive del paesaggio, suggerendo nuovi orizzonti e punti di fuga.
Pur rispettando l’armonia del contesto, Staccioli sa anche innervosire la visione d’insieme: angoli e spigoli generano scatti convulsi che catturano l’attenzione, mentre traiettorie curve invitano a un rallentamento contemplativo. In questo continuo confronto tra rigore matematico e ordine casuale, le sue sculture trasformano lo spazio in un’esperienza emotiva, rivelandone presenze nascoste e potenzialità inespresse.
Appoggiate “hic et nunc” su terreno e pavimentazioni, le sue opere diventano detonatori che fanno “brillare” — senza distruggere — la realtà quotidiana. Immersate nella vita di tutti i giorni, non sono mai soggette a una fruizione elitaria: vivono delle sollecitazioni sociali e ambientali che le circondano, producendo un ritmo sincopato anziché costante.
Seguendo l’idea di Roland Barthes che “tutto esiste già, bisogna solo ritrovarlo”, Staccioli esplora ogni luogo per fare emergere motivazioni estetiche, etiche e ideologiche insite nel paesaggio. Per lui «ogni punto del mondo è il centro del mondo»: ogni segno diventa un’occasione per attraversare il presente, confine labile tra memoria e immaginazione.
Il suo gesto plastico tenta di “puntellare” l’istante di passaggio tra un equilibrio e il suo possibile collasso, lavorando sempre “nel punto di non ritorno”, sospese tra concretezza e indeterminatezza. Citando Seneca — “Nec quod futurum est meum est, nec quod fuit” — le sue forme si offrono al tempo che fugge, solide e insieme fragili, consapevoli che «già è grande evento lasciare di sé una minima traccia».
Con la sua presenza in Ogliastra — tra Arbatax e Porto Frailis — Staccioli ha realizzato una triplice utopia: una retrospettiva antologica della sua ricerca, il coinvolgimento collettivo della comunità e un lavoro di progettazione partecipata. I plinti cresciuti tra le sughere, gli archi che uniscono terra e cielo, le ruote che guidano lo sguardo e le sfere come simboli di totalità sintetizzano il percorso di trenta anni di scultura.
Ripercorrendo l’arcaica vocazione di quei luoghi — dalle civiltà nuragiche alle vestigia etrusche — l’artista non ha operato da solo: un intero paese ha condiviso ansie, rinunce e intuizioni, riconoscendo che «magni est modicum fuisse» — grande è stato il privilegio di quel piccolo frammento di bellezza.
Maurizio Sciaccaluga

Mauro Staccioli segna l’inizio di un percorso ogliastrino “in fieri”, un’utopia che può realizzarsi: un museo non-museo, fatto di sculture all’aperto.
Oggi diamo il via a questa nuova “pista culturale” che ha già suscitato entusiasmo e curiosità, come dimostrano i giorni intensi dedicati all’allestimento della mostra.
Il contatto diretto con le sue opere ci estrae dalla routine quotidiana e ci immerge in un’esperienza emozionale, che subito stimola idee e domande. In un territorio privo di musei, dove uomo, natura e scultura si mescolano, emergono corpi solidi e riconoscibili: la visività e il rosso antico delle opere di Staccioli diventano un percorso esterno, ma anche un “paesaggio della ragione” che invita alla riflessione.
La presenza fisica delle sue sculture, collocate a cielo aperto, ci dimostra quanto questa iniziativa – resa possibile dal contributo volontario di tanti – sarà un importante arricchimento culturale per tutta l’Ogliastra.
Franco Ladu – Sindaco di Tortolì (mandato 1995 – 2000)
Mauro Staccioli (Volterra, 11 febbraio 1937 – Milano, 1 gennaio 2018) è stato fra i più autorevoli scultori italiani del secondo Novecento, pioniere della “scultura-intervento” in rapporto diretto con lo spazio urbano e naturale.
Formazione e primi anni
- Nel 1954 si diploma all’Istituto Statale d’Arte di Volterra, indirizzo ebanisteria.
- Negli anni ’50 sperimenta pittura informale e incisione, influenzato da Jackson Pollock, Alberto Burri e Lucio Fontana.
Insegnamento e svolta scultorea
- Dal 1968 insegna inizialmente a Cagliari e poi al Liceo Artistico di Brera a Milano, di cui diverrà direttore negli anni ’70 Simple Wikipedia.
- Sempre nel 1968 abbandona progressivamente pittura e incisione, dedicandosi a una “scultura-segno” studiata in stretta relazione con l’ambiente fisico e sociale.
Sculture-intervento e principali allestimenti
- 1972: “Sculture in città” a Volterra, prima serie di opere site-specific che dialogano con il paesaggio urbano.
- 1977: “Lettura di un ambiente” al Castello di Vigevano, riflessione sul rapporto tra scultura e contesto storico-politico.
- 1978: Biennale di Venezia, Padiglione Italia, muro di cemento di 8 m a ostruire il viale d’ingresso.
- Anni ’80: installazioni presso la Fattoria di Celle (Pistoia), archi rovesciati al Centro Pecci di Prato e al Villaggio Olimpico di Seul (1988).
- Anni ’90: cerchi e sfere in Andorra, Bergamo, Santa Sofia, Porto Frailis (Tortolì) e Ozieri (1995).
Riconoscimenti e incarichi
- Membro associato dell’Académie Royale des Sciences, des Lettres et des Beaux-Arts de Belgique e Accademico Nazionale dell’Accademia di San Luca.
- Ha rappresentato l’Italia a numerose simposi internazionali e ricevuto premi, fra cui il Premio Michetti (1986).
Retrospective e omaggi postumi
- “Mauro Staccioli: Cementing an Artistic Legacy” (Castello Imperiale, Sant’Agata di Puglia, 18/10/2023–19/1/2024) biblhertz.it.
- “Monumenta. Arte in cantiere” al Castello Imperiale di Sant’Agata di Puglia (settembre 2024–febbraio 2025) maurostaccioli.org.
Stile e contributi
Staccioli ha trasformato la scultura in un “grado zero” della forma, usando elementi geometrici essenziali (archi, cerchi, linee) per “segnare” il luogo, interrompere la percezione consueta e far emergere la carica emotiva del paesaggio. Le sue opere — solide e insieme sospese nel tempo — riflettono la tensione tra memoria e futuro, tra presenza e assenza, lasciando in ciascun spettatore la consapevolezza che «ogni punto del mondo è il centro del mondo».