Scultura

Autore: Igino Panzino

“Dialoghi con il silenzio: le forme ancestrali di Igino Panzino”
Confrontarsi con le opere di Igino Panzino significa misurarsi con un’autentica moralità nel fare arte. La sua ricerca nasce dalla convinzione della responsabilità dell’artista verso la società, nutrendosi di una tensione quasi utopica che lo spinge a misurarsi continuamente con la realtà. Panzino sa di non poter cambiare intere masse, ma crede di poter contribuire alla crescita di ciascun individuo. La sua arte germoglia dal dubbio, dalla crisi, dal confronto costante con il presente.

Le sue ultime opere sono interventi sul territorio: grandi sculture che diventano simboli del luogo. Tra queste spicca il totem taurino vincitore del concorso “Sa die de sa Sardigna” 2003, indetto dal museo “Su Logu de s’Iscultura” di Tortolì. È un’opera profondamente radicata nel suo territorio, che affonda le proprie origini in un tempo ancestrale.

Il totem moderno di Panzino s’innalza nel paesaggio, diventando parte di esso in un abbraccio simbiotico. Interamente in metallo, la scultura poggia su quattro pilastri e termina in alto con la protome taurina, elegante stilizzazione di un simbolo poetico sardo: il toro. Nella religiosità prenuragica il toro simboleggiava fertilità e rinascita.

Questa “menhir contemporaneo” è insieme sfida e invocazione: non contrasta la natura, ma vi si inserisce con discrezione. Sfida il tempo, il silenzio, l’indifferenza e l’oblio. Estratta dal suo contesto storico, l’immagine diventa atemporale ed eterna, capace di contaminare e di essere contaminata. È testimone di un passato che non resta nel buio, ma illumina il presente.

Panzino dimostra un’attenzione viva per il contemporaneo, capace di guardare al futuro con nuova onestà, ma sempre con gli occhi consapevoli del passato. Le sue sculture non sono più semplici illustrazioni: sono arte pubblica, rivolta a tutti, portatrice di funzioni formali e sociali. È un rispetto profondo verso il pubblico e la consapevolezza della responsabilità dell’artista, che non si sottrae al dovere di combattere la propria percepita inutilità.

La vera sfida di Panzino è tra l’idea e la materia, tra l’immaginazione e la manualità, tra il pensare bene e il fare bene. Il suo stile è sobrio ed elegante, come l’arte prenuragica ufficiale, privo di orpelli. Le linee sono pure, semplici ed efficaci; ogni profilo, pur nell’apparente uniformità, racchiude una prospettiva nuova e infinita che abbraccia l’intero territorio.

Panzino cerca un equilibrio tra reale e virtuale, tra passato e futuro, tra sogno e materia, esprimendosi con linee spartane e messaggi limpidi. Controllando ogni gesto creativo, trasforma la scultura in segnale, simbolo, invito a non dimenticare e a riscoprire le proprie radici. Le sue opere diventano specchi in cui la comunità si riconosce, riscopre il senso di appartenenza e trova la forza per resistere al vortice dell’attualità.

Come un dio toro moderno, la sua scultura veglia sull’isola e sull’arte, garantendo a entrambe una vita feconda e una rinascita eterna.

Sonia Borsata

Igino Panzino
Nato a Sassari nel 1950
Vive e lavora a Sassari

Formazione e insegnamento

  • 1964–1969: Studi all’Istituto Statale d’Arte di Sassari, sotto la direzione di Mauro Manca, in un vivace clima di sperimentazione e dibattito.
  • 1969–2002: Docente di discipline plastiche al Liceo Artistico di Cagliari e negli Istituti d’Arte di Sassari, Alghero, Valenza Po e Roma, contribuendo alla formazione di intere generazioni di artisti.

Primi anni Settanta: neocostruttivismo e concettualismo

  • All’inizio degli anni ’70 realizza le sue prime strutture tridimensionali d’impianto neocostruttivista, con forte impianto progettuale e chiara manualità.
  • Entra nel Gruppo della Rosa, orientamento concettuale, approfondendo il linguaggio dei procedimenti artistici e dei mezzi espressivi.

Anni Ottanta: la pittura e le texture analitiche

  • Svolta verso la pittura, con particolare attenzione ad acquerello e disegno.
  • I primi dipinti trasferiscono sulla tela la geometria delle sculture, poi evolvono in lavori a trama materica e texture analitiche, mantenendo un’apparente rigidezza progettuale ammorbidita dalla gestualità.

Anni Novanta–oggi: scultura, interventi pubblici e arte ambientale

  • Dalla fine degli anni ’90 riprende con forza la scultura, collaborando con architetti per installazioni permanenti nel paesaggio urbano e rurale della Sardegna.
  • 1996: realizza il grande “Scultura” per il Museo d’Arte Contemporanea “Su Logu de s’Iscultura” di Tortolì.
  • 2000–2023: progetta numerosi interventi di arte pubblica in comuni di tutta l’Isola (Cagliari, Sassari, Alghero, Nuoro, Villanovaforru, Porto Frailis), integrando materiali locali (pietra, ferro, corten) e richiamando antiche tecniche craft.
  • 2010–2024: partecipa a simposi internazionali, tra cui il Simposio di Scultura di Tempere (Finlandia) e di Brno (Repubblica Ceca), presentando sculture in spazi naturali.

Riconoscimenti

  • 1972: Premio San Fedele, Milano
  • 2003: Primo premio “Sa die de sa Sardigna”, Tortolì
  • 2018: Menzione speciale alla carriera, Associazione Scultori Italiani

Stile e contributi
Igino Panzino ha sviluppato un linguaggio incisivo e rigoroso, fondato sul contrasto tra geometrie esteriori e matericità tattile. Le sue sculture dialogano in modo sempre diverso con il contesto — urbano o naturalistico — invitando lo spettatore a rileggere lo spazio e il tempo con occhi rinnovati. Con un’attenzione costante alla responsabilità sociale dell’arte, Panzino coniuga tensione etica e rigore progettuale, facendo di ogni intervento un’occasione di riflessione per la comunità.

Mostre recenti

  • 2019: “Pietre e Segni”, Galleria Comunale d’Arte, Cagliari
  • 2021: “Forme e Silenzi”, Museo Nazionale G.A. Sanna, Sassari
  • 2023: “Trame di Memoria”, Ex Convento dei Cappuccini, Bosa

Attualmente
Panzino continua a lavorare nel suo studio di Sassari, tra sperimentazione materica e progettazione di installazioni pubbliche, collaborando con architetti e amministrazioni locali per portare l’arte plastica fuori dagli spazi chiusi e nel dialogo quotidiano dei cittadini.