Scultura

Autore: Antonio Ievolella

La centralità raccolta di Antonio Levolella
Le scelte espressive di Antonio Levolella mostrano una continuità operativa chiara, fondata su un patrimonio culturale profondamente radicato nella sua umanità e nelle esperienze storiche che ha attraversato. Negli ultimi dieci anni—dalla Biennale di Venezia del 1988, alla mostra a Palazzo Budini-Gattai di Firenze nel 1991, fino ai Civici Musei del 1997—Levolella ha realizzato progetti mirati in cui emerge un’iconografia plastica ispirata alla cultura antropologica.

Elemento comune a opere come il Totem, la Ruota e la Capanna è l’uso di forme la cui struttura appartiene al più ampio bagaglio dell’esperienza umana. Attraverso un processo di selezione e semplificazione linguistica, Levolella conferisce a questi simboli un significato universale, capace di persistere nella fruizione di chi osserva.

I suoi lavori adottano approcci espressivi distinti sia nella scelta delle forme sia nei materiali impiegati. Nelle opere di grandi dimensioni, l’artista ricerca un dialogo funzionale tra elementi formali—superficie e volume, linea e massa, vuoto e pieno—e materiali diversi come legno, piombo e ferro.

Al termine di un complesso processo progettuale, il risultato è un’opera concettualmente densa, che unisce la complessità estetica del manufatto a un’eredità culturale antica. Levolella assorbe dalla storia umana una linfa fatta di esperienza e funzione, per rielaborarla in un linguaggio visivo capace di proiettarne la vitalità verso nuovi orizzonti.

Le sue “macchinerie” mettono in scena grandi strutture che occupano e trasformano lo spazio, spesso con un’intensa carica emotiva. Come le tre colonne installate ai Giardini della Biennale nel 1988, segnali di portata storica che marcavano la presenza umana, anche il più recente disco in ferro—stretta da traverse in legno ed equilibrata tra due punti—richiama antiche azioni e strumenti (dal aratro alla macina, fino al calcolo) restituendo un’emozione intensa pur mantenendo una centralità raccolta, significativa nella sua compostezza.

— Andrea B. Del Guercio
Milano, aprile 1997


La forza – sosteneva Newton – è un concetto intuitivo: lo comprendiamo solo per analogia con l’energia muscolare. Anche se scientificamente approssimativo, questo richiamo ci offre una chiave per avvicinarci all’opera di Antonio Levolella, spesso giocata sull’ambiguo confine tra realtà abusata e immaginazione, tra evidenza e opportunità, tra storia e evocazione.

Le sue sculture abitano un territorio di frontiera, dove ricordi e qualità del mondo concreto si fondono con forme proiettate verso un destino impalpabile e chimerico. Il grande cerchio allestito a Tortolì, isolato dal suo contesto e privato del movimento, sembra condannato – come Prometeo – a un’esistenza infinita in catene, a una prigionia scandita dal fluire libero delle memorie e dai tempi di una nuova storia ancora da scoprire. Eppure, da questa condizione emergono emozioni vive, tutt’altro che distaccate.

La ruota “inchiavardata” dall’artista, imprigionata da una gigantesca cintura di castità, non diventa un’icona intangibile dell’ordinario, ma, logorata nel tentativo di fuga, racconta un evento reale e presente, pronto a trasformare il paesaggio in un territorio dell’immaginazione dove si può ritrovare un mondo di ricordi. Non è mai troppo tardi per farsi un’infanzia felice.

Fuggendo l’illusione fine a se stessa e rifugiandosi nella concretezza resa credibile da un intreccio di citazioni e accadimenti, Levolella offre uno spazio di fruizione fatto di flash-back possibili, capaci di richiamare tanto storie banali e ripetitive quanto imprese leggendarie vissute durante un assedio, un esodo o una “Cima Coppi”.

Come nella poesia minimalista, nel suo lavoro la leggerezza del significato è spesso costretta a eludere la pesantezza del significante, trascinato dal peso del Welt Heideggeriano. Alla corposa forza dell’acciaio corten e al rigore ieratico delle forme plasmate, l’artista contrappone una poesia densa di silenzi e attese, popolata da malinconiche rinunce e presagi di futuri incerti.

Il mondo di Levolella è notturno e inverosimile, popolato da passaggi che furono e da ombre, ricco di rimorsi e di desideri di mutare il passato. Il suo grande incubo è restare solo, dietro l’angolo, in attesa vana di un’anima viva. “Si dubitai/a notte/lo ascolto/Tutto fugge/Tutto passa/Lo spazio/cancella/il rumore.”

Ogni scultura esplora ossessivamente la stessa probabilità, riproponendo una ricerca già scritta dalla storia comune. Accarezza il sogno di coniugare il piacere dell’esplorazione in loco con un’azione minimale di traslazione attraverso spazio e tempo.

Nelle sue opere si intrecciano imposizioni strutturali e realtà naturali, eventi pianificati e imprevedibili, cause ed effetti, ordine e caos, il dentro e il fuori della Natura e di ogni ambiente umanizzato. Levolella ama mettere in discussione la coerenza dei segni su cui lavora, negando simbologie altrimenti inviolabili, sovvertendo codici di riconoscimento e fondendo cromosomi identificanti. In questo modo genera ogni volta una nuova “zona climatica”, un ambiente in cui passato e futuro, ricordi e speranze, forza fisica e possibilità possono confondersi e incontrarsi.

Maurizio Sciaccaluga

Antonio Levolella

Nato a Benevento nel 1952. Studi all’Accademia di Belle Arti di Napoli. Tra il 1974 e il 1975 insegna all’Accademia di Brera, Milano. Dal 1976 vive e lavora a Padova.

Esposizioni personali

  • 1985 – Galleria Stevens, Padova (a cura di Virginia Baradel)
  • 1987 – Studio la Città, Verona (a cura di Luigi Meneghelli)
  • 1988 – Galleria Oddi Baglioni, Roma (a cura di Andrea Del Guercio)
  • 1989 – Galerie Maghi Bettini, Amsterdam
  • 1990 – Spazio Metals, Milano (a cura di Virginia Baradel)
    “Viaggi”, con Nagasawa, Studio la Città, Verona (a cura di Virginia Baradel)
  • 1992 – “Il mistero del pane”, Effe Arte Contemporanea, Lecco
  • 1994 – “Terra di magia”, Effe Arte Contemporanea, Lecco (a cura di Elena Pontiggia)
  • 1995 – “Antonio Levolella e un intervento di Giuseppe Maraniello”, Studio la Città, Verona (a cura di Michael Haggerty)
  • 1997 – “Il grande carro”, Prima rassegna nazionale di sculture all’aperto “Materie. I luoghi della forma”, Padova (a cura di Enrico Gusella)
    “Scultura”, Museo d’Arte Contemporanea “Su logu de s’iscultura”, Tortolì, Nuoro (testi in catalogo di Andrea Del Guercio e Maurizio Sciaccaluga)

Principali esposizioni collettive

  • 1986 – “40 artisti per W. Goethe”, Torbole (VR) (a cura di Luigi Meneghelli); XIV Biennale Internazionale del Bronzetto, Padova
  • 1987 – “Il grande circo” (1973–1987), Studio la Città, Verona
  • 1988 – “Tra cielo e terra”, Studio la Città, Verona (a cura di Giorgio Cortenova); XLIII Biennale di Venezia, sezione “Scultori all’aperto”; “Sodalizio d’autunno”, Villa Domenica, Lancenigo (TV) (a cura di Virginia Baradel); “Border Line”, Monteciccardo (PU) (a cura di Andrea Del Guercio); “Progetto Firenze per l’arte contemporanea”, Firenze
  • 1989 – “Bidimensione Tridimensione”, Galleria Arco di Rab, Roma (a cura di Andrea Del Guercio); “Materialmente: scultori degli anni ’80”, Galleria Comunale d’Arte Moderna, Bologna (a cura di Dede Auregli e Cristina Marabini); “Border Land”, Foro Boario, Reggio Emilia (a cura di Andrea Del Guercio); “L’oggetto restituito: Levolella, Monari, Nagasawa”, Abbazia di Santa Maria in Castagnola, Chiaravalle (AN) (a cura di Cristina Marabini); “Idiomi della scultura contemporanea”, Sommacampagna (VR) (a cura di Giorgio Di Genova); “Prima prova”, Studio la Città, Verona; Biennale di Alatri (FR) (a cura di Andrea Del Guercio)
  • 1990 – “Immateriali”, Galleria Civica, Padova (a cura di Annamaria Sandonà e Giorgio Segato); “Itinerario sul filo della scultura”, Valle d’Aosta
  • 1991 – “Disegnare lo spazio”, Certaldo (FI) (a cura di Giandomenico Semeraro); “Interni d’artista”, Progetto Firenze (a cura di Andrea Del Guercio)
  • 1992 – “Living room”, Studio la Città, Verona (a cura di Michael Haggerty)
  • 1993 – “Inventario”, Studio la Città, Verona; XXXIII Premio Suzzara, Mantova; “Il volume disegnato. Disegni di 10 scultori italiani”, Assolarte
  • 1994 – “Praticamente Argento”, Studio la Città, Verona; XXII Biennale di Scultura, Gubbio; “Ad ognuno la sua” (Rassegna di bandiere realizzate da artisti), Galleria Civica, Padova
  • 1995 – “Romantico Contemporaneo”, Castello di Bentivoglio, Bologna (a cura di Alice Rubbini); “Ad ognuno la sua” (Comune di Macerata); XVI Biennale del Bronzetto, Padova
  • 1996 – “Il giardino invaso”, Villa Nazionale Pisani, Strà (VE); “Paraxo ’96”, Andora (SV); Effe Arte Contemporanea, Lecco