Sinergie
Artista: Pietro Coletta

L’ultima Moira
“Sotto il peso degli anni m’incurvo
e m’incateno alla roccia
così come anello”
— Mirza Bidil (poeta persiano del XVII secolo)
Nell’opera di Pietro Goletta il fulcro è quel quid incommensurabile — eppure probabile — che scatena reazioni fisiche, chimiche e dinamiche. Le sue sculture sembrano sempre in uno stato di precario squilibrio: la ruggine si trasforma inesorabile, le “ferite” di carta bruciata non si rimarginano, e tutto rimanda alle leggi universali che governano il divenire delle cose.
In ogni composizione Goletta mette in scena la trasformazione come forza sotterranea: non un’esplosione violenta, ma un continuo intaccare che, lentamente ma inesorabilmente, sovverte ogni equilibrio. L’evoluzione è fotografata nell’istante di assoluta stasi che precede il crollo, prima che la situazione precipiti.
A Tortolì aleggia la figura di Atropo, “colei che non può essere dissuasa”, pronta a recidere il tirante del futuro dell’opera e dell’esistenza stessa. Il granito, con il suo peso, trascina la scultura verso un abisso senza fine, che porterebbe alla totale scomparsa di materia e idee, se non fosse che l’artista ha “pietrificato” il momento cruciale, sospendendo tutto nel silenzio e nell’incertezza. «Pietrificare significa punire per uno sguardo illecito: è la punizione dell’umana incontinenza e dei desideri di potere sul mondo della conoscenza.»
Il ferro cavo, vuoto ma ricco di presenze simboliche, attende il suo destino in solitudine come un ramo spezzato. La scultura in metallo e granito disegna e penetra ogni angolo dello spazio, esplorandolo asimmetricamente. Pur inchiodata a una zavorra che la piega verso terra, essa pare fluttuare nell’aria, catturando chi la osserva tra tensione e possibile slancio.
Il minacciato dinamismo dell’opera crea attorno a sé un moto di “scosse di assestamento”: la paura che l’equilibrio fugga trasforma la fruizione in un’esperienza nervosa e angosciata, come se risvegliasse un timore ancestrale legato alla fragilità umana di fronte alla natura.
Il rigore e il silenzio del lavoro di Goletta attendono il momento dell’implosione, sperando in una “deflagrazione muta” che dia vita a un nuovo universo, un nuovo “big bang”. Eppure l’artista professa una fede incondizionata nella solidità interiore, trovata attraverso esperienze emotive più che materiche.
In questo senso il superamento dell’instabilità avviene a scapito della pesantezza dei supporti: le opere, scabre ed essenziali, sono la sintesi armonica tra la gravità dei materiali e la leggerezza delle costruzioni, tra la storia che ogni elemento porta con sé e l’austerità del pensiero. La loro concisione non è gelida, ma mediazione tra forze primordiali, anteponendo la percezione intuitiva all’analisi razionale, l’impressione all’elaborazione fredda.
Nei materiali — che non lasciano spazio alla mera abilità tecnica — Goletta svela l’anima della materia e del gesto, giocando sottilmente tra presenza e assenza, suono del silenzio e silenzio nel suono. Sul freddo del metallo e della pietra, sul calore del fuoco e della ferita, trionfa un autocontrollo quasi religioso: la tranquillità che nasce dall’equilibrio interiore.
Si pensi a quanto Robert Fripp dei King Crimson e i membri della Penguin Café Orchestra ripetano: registrano la loro esistenza nei momenti di totale assenza, rinnegano la propria identità negli attimi di frenetica attività. Così Goletta, catturando l’istante precedente il cambiamento, ci ricorda che la vera forza sta nella sospensione prima del crollo.
Maurizio Sciaccaluga
Pietro Caletta
Nato a Bari nel 1948. Studia all’Accademia di Brera di Milano con Marino Marini, Alik Cavaliere e Lorenzo Pepe. Vive e lavora a Milano.

Esposizioni personali
1970 – Galleria L’Agrifoglio, Milano
1972 – Premio San Fedele, Milano
1973 – Galleria Unimedia, Genova; Galleria Ferrari, Verona
1974 – Galleria Primo Piano, Torino
1975 – Galleria Il Sole, Bolzano
1976 – Galleria Martano, Torino
1978 – “Dov’è la tigre”, Milano; Studio Luca Palazzoli, Milano
1980 – Galleria Ferrari, Verona
1981 – Galleria Stendhal, Milano; Galleria Centrosei, Bari
1983 – Mercato del Sale, Milano
1984 – Studio Dossi, Bergamo
1985 – Galleria Il Sole, Bolzano
1986 – Galleria Stendhal, Milano
1988 – Galleria Valeria Belvedere, Milano
1990 – Studio G7, Bologna
1993 – Galleria Neos, Santeramo (Bari)
1995 – Galleria Disegno, Mantova
1996 – “Scultura”, Museo d’Arte Contemporanea “Su logu de s’iscultura”, Tortolì (Nuoro)

Principali esposizioni collettive
1972 – XV Festival dei Due Mondi, Spoleto
1974 – XXVIII Biennale Nazionale d’Arte “Città di Milano”; “Dal progetto all’opera”, Museo di Castelvecchio, Verona
1975 – X Quadriennale, Roma
1980 – “Le alternative del nuovo”, Padiglione d’Arte Contemporanea, Ferrara; “Arte e critica 1980”, Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Roma
1981 – “Linee della ricerca artistica in Italia 1960-1980”, Palazzo delle Esposizioni, Roma
1982 – Biennale di Venezia, Padiglione Italia; “Arte italiana 1960-1982”, Hayward Gallery, Londra; “Explorations in Italian Art”, Power Gallery (Sydney), University Art Museum (Brisbane), University of Sydney
1983 – “Aktuell ’83”, Lenbachhaus, Monaco
1987 – “Disegnata – Percorsi del disegno italiano dal 1945 a oggi”, Pinacoteca di Ravenna; “Disegno italiano del dopoguerra”, Kunstverein (Francoforte) e Galleria Civica (Modena)
1989 – “Materialmente: scultori degli anni ’80”, Galleria d’Arte Moderna, Bologna; “10 anni d’acquisizioni”, Padiglione d’Arte Contemporanea, Milano; “Pensieri spaziali”, Comune di Cagli
1990 – “Eccentrici volumi”, ex Convento di Santa Teresa dei Maschi, Bari; “Toyama New ’90”, Museum of Modern Art, Toyama (Giappone)
1991 – “Artists and Architects in Librarte”, Mansion House, Dublino; “Arte contemporanea per un museo”, Fiera di Milano; “Espace”, Rha Callengher Gallery, Dublino
1992 – “Cadenze – Figure dell’arte italiana degli anni ’90”, Museo d’Arte Moderna, Sofia; Imber (Caracas); Museo d’Arte Moderna, Bogotà; “Plastik Akt 3”, Landesgalerie, Klagenfurt
1993 – “La scultura italiana 1950-1993”, Galleria Fioretto, Padova; Studio G7, Bologna
1994 – Galleria Neos, Santeramo (Bari)
1995 – “Transito”, Comune di Marcaria
1996 – “Disegno della scultura italiana”, Galleria Martano, Torino; “Tra peso e leggerezza – Figure della scultura astratta in Italia”, Comune di Cantù; “Aspetti del disegno nel secondo dopoguerra”, Mostra internazionale di grafica, Lubiana