Souvenir

Autore: Maurizio Bertinetti

Pensieri inattivi, sguardi intorpiditi, giudizi asceticamente ermetici… non avete scampo: un (Bertinchili) Bertinetti piomberà su di voi, peccatori, per distruggervi la capoccia con l’ironia dei veri dissacratori. Maurizio Bertinetti, professione artista, piemontese con vista su avanguardie avanzate, sbarca oggi di peso a Tortolì.

Per il nostro uomo, ieri come domani, si tratta di ripassare in dettaglio le idee più aggressive e trasgressive del Novecento: Marcel Duchamp, Man Ray, Piet Mondrian, Piero Manzoni, Andy Warhol… Insomma, una spesa grossa e grassa al mercato dei geni. Le loro creazioni luminose ci deliziano nei musei e sui libri pieni di inchiostro potente.

L’arte “metabolizzata” da Bertinetti ha sempre rotto regole—e cazzuto—usando l’ironia non per far ridere i distratti, ma per smascherare i comodi. Avanza ipotesi sul futuro, spiazzando chi teme l’alba e vede solo il tramonto.

Bertinetti espande l’esistente, ne gira la facciata per mostrarci il lato acido della memoria. Arriva dal Piemonte con furore e ettolitri di intelligenza fulminante: prendere o sparire. Riesuma l’arte britannica per scovarne il ridicolo, rimescola l’invidia di chi non distingue l’intellettuale dal personale.

Il suo “concettualismo iconografico” sfida ogni classificazione e risiede in opere senza limiti espressivi.

Giorni fa ci ha ricordato il maiale che è in noi—istinto e ragione insieme—e ha sporcato il santo bianco per rivelarne la vera bellezza. Ci ha raccontato “porche storie”, spargendo rimasugli poco puliti di arte contemporanea: Nutella che non è Nutella, merda che non è merda, marrone che è marrone vero.

Giorni fa la “bestia” di Bertinetti vegliava sul mondo, trasformando pecore in nuvole pornografiche, volanti e anfetaminiche. Dal porco al porno, dalla bestia alla pecora, dal passato al presente, fino all’immaginario che si rinnova metabolizzando se stesso.

Oggi, nello spazio aperto di Tortolì, arriva un souvenir pesantissimo: la parola stessa—SOUBVENIR—ingigantita a peso massimo. Quel “souvenir” da centrino tascabile diventa impronta assurda in un luogo che non è la Sardegna da cartolina.

La scritta qui esprime se stessa, il luogo in cui si trova, l’idea di citare il citabile con la più autonoma delle presenze. Bertinetti richiama un pezzo di storia senza perdere ironia, originalità e pensiero acuto: l’eclettismo di un autore trasversale che agisce dove meglio crede, contribuendo in modo positivo e stimolante a uno dei più intensi spazi per la scultura contemporanea.

Gianluca Marziani

Souvenir per Tortolì

Maurizio Bertinetti è un artista torinese (classe 1955) dal gusto dissacratorio e dall’ironia caustica. Fra i quaranta e i quarantacinque anni, è cresciuto fra le maratone di Carosello e l’ammirazione per i ready-made di Marcel Duchamp e i fumetti di Andrea Pazienza. Con quasi vent’anni di mostre alle spalle — dal debutto alla Borsa di Francoforte nel 1983 — Bertinetti ha sempre preso di mira le mode passeggere, i fanatismi religiosi e ogni forma di potere arrogante, ridicolizzandoli con fragorose risate.

Nel 2001 ha presentato Nutelle, omaggio irriverente alla Merda d’artista di Piero Manzoni: un cumulo di pagine di magazine d’arte spalmate di cioccolato e poi accartocciate, a denunciare la falsa autorevolezza di certe riviste di settore. Nelle botteghe di Torino, la sua coppia di tavolini “Servo muto” — vetro appoggiato su statuette del Cristo e della Madonna colorate di rosso o blu metallizzato — ha invece preso di mira gli altarini casalinghi più bigotti.

Con la serie Figurine, Bertinetti ha montato su una lunga mensola decine di piccoli pannelli che riproducono i tagli di Fontana, i cretti di Burri e le Veneri blu di Klein, costruendo una sorta di galleria tascabile che denuncia la standardizzazione delle collezioni museali.

Oggi, per il museo “Su logu de s’iscultura” di Tortolì, arriva Souvenir: un blocco di granito rosso scolpito nella scritta monumentale “SOUVENIR”. È un paradosso spaziale e concettuale: deve ricordare un piccolo oggetto da viaggio, ma la sua mole gigante lo rende impossibile da portare via. Souvenir denuncia la superficialità con cui oggi si consumano i luoghi e le culture locali.

Rispetto alle sue prime opere — come La città che sale, fusione fra futurismo e Disney — la scultura di Tortolì sintetizza invece le strisce comiche di Obelix e le installazioni pop americane, senza mai perdere di vista il dialogo con la creatività popolare. È un altare dedicato all’ironia e un memento dell’adolescenza, come amava dire Mike Kelley: «L’artista adolescente conosce le regole ma rifiuta di esserne coinvolto. L’arte adulta si fonda sulla fede e sul credo. Io non ho fede né credo, e perciò preferisco fare arte adolescente».

Maurizio Sciaccaluga


Maurizio Bertinetti
Nato a Torino nel 1955
Vive e lavora fra Torino e Tortolì

Formazione e primi passi
Dopo gli studi artistici a Torino, Bertinetti matura fin da giovane un profondo interesse per i ready-made di Marcel Duchamp, il dadaismo e la pop art americana, e contemporaneamente coltiva la passione per il fumetto italiano (in particolare Andrea Pazienza).

Esordio e primi riconoscimenti

  • 1983: prima personale alla Borsa di Francoforte.
  • Anni ’80–’90: numerose mostre in gallerie italiane, in cui inizia a sviluppare la propria cifra ironica e dissacratoria.

Opere chiave

  • Nutelle (2001): omaggio e parodia della “Merda d’artista” di Piero Manzoni, realizzata con pagine di riviste d’arte spalmate di cioccolato e accartocciate.
  • Servo muto (2003): tavolini in vetro sorretti da statuette religiose in rosso o blu metallizzato, satira degli altarini casalinghi e del piccolo culto domestico.
  • Figurine (2005–2007): serie di mini-dipinti su tavola che riproducono i tagli di Fontana, i cretti di Burri, le Veneri di Klein, allestiti come una “galleria tascabile” contro la standardizzazione delle collezioni.
  • Souvenir (2008, Tortolì): blocco monumentale di granito rosso scolpito con la parola “SOUVENIR”, installato permanentemente nel centro cittadino, critica alla banalizzazione del ricordo e del turismo mordi-e-fuggi.

Linea espressiva
Bertinetti unisce un gusto per la citazione colta ai linguaggi popolari e mass-mediatici, usando il paradosso e la satira per smascherare mode passeggere, fanatismi religiosi e poteri arroganti. Il suo “concettualismo iconografico” crea oggetti ironici che rimandano tanto alla storia dell’arte (Manzoni, Warhol, Duchamp) quanto alla cultura di massa.

Attività recenti

  • Ha continuato a esporre in Italia e all’estero, partecipando a festival di arte contemporanea e a simposi di scultura.
  • Collabora con istituzioni e spazi pubblici per interventi site-specific che uniscono memoria locale e riflessione critica.
  • Nel 2024 ha presentato a Torino una nuova serie di opere in ceramica e cioccolato, rinnovando il dialogo fra arte, cibo e ritualità domestica.

Riconoscimenti e collezioni
Le sue opere fanno parte di collezioni pubbliche e private in Italia e in Europa. Ha ricevuto vari premi per la sua capacità di rinnovare con ironia e intelligenza il rapporto fra arte e società.

Vita e visione
Bertinetti si definisce un “artista adolescente”: rifiuta la fede in un unico credo estetico, preferendo un approccio sempre ironico e scanzonato, capace di farci guardare il mondo con occhi nuovi e, allo stesso tempo, di ricordarci che «fare arte significa restare liberi dalle regole che si conoscono meglio».