Tempo Dell’Arte
Autrice: Maria Lai

Pensieri sul cucire e segnare di Maria Lai
cucire – Mi chiedo : cosa vuol dire cucire? Un ago entra od esce da qualcosa lasciandosi dietro un filo, segno del suo cammino che unisce luoghi e intenzioni. Più che il saldare o l’incollare che forzano insieme estraneità, il filo unisce come si unisce guardando o parlando. Niente ne è fisicamente trasformato. Le cose unite (e ognuno) restano integralmente quelle che erano, solo attraversate da un filo, traccia di intenzioni, raggio laser, nota assoluta che fugge da un piccolissimo buco, percorso del pensiero. Un bussare alla porta, un entrare: esplorazione non presa di
possesso, perchè il filo si può tagliare e sfilare e tutto, luoghi e traccia del pensiero, tornano intatti, affidati alla memoria, che è altro filo, altro cucire.
Guido Strazza (giugno 1997)

Da sempre sono affascinato dal filo incantevole di Maria Lai, simbolo non solo della sua poetica ma anche della sua meravigliosa Sardegna. Quel filo ci lega all’antica civiltà di Ichnusa e alle pagine indimenticabili di Miele amaro (1954) di Salvatore Cambosu, che per Maria Lai fu una “lanterna magica” nei giorni più difficili della sua gioventù.
Nutro un’ammirazione da bibliofilo — bibliomane e “libridinoso” — per i suoi libri d’artista cuciti con il filo, e la stessa meraviglia mi suscita il suo lavoro con il filo nelle performance in cui arrivò a “legare” un intero paese, un’intera montagna, sempre affidandosi a quel segno sottile, leggero e aereo.

Oggi Maria Lai interviene su un muro di cemento armato lungo 40 metri e alto 5, che sorge su un promontorio di fronte al mare, in località San Gemiliano a Tortolì. Quel muro, realizzato come base di una chiesa rimasta incompiuta, viene trasformato in Tempo dell’Arte: una parete intonacata di cemento bianco, scandita da grandi fogli incollati a righe e quadretti come i quaderni di scuola dei bambini. Ogni foglio, in forex bianco opaco, misura 2 metri per 1,5.
Le parole sembrano fuggite dalle pagine e, realizzate in tondino di rame, aderiscono sia ai fogli sia direttamente al cemento. Quel tondino, spesso un centimetro, suggerisce il filo di una cucitura eseguita con un ago di acciaio inossidabile di un metro e mezzo.

Sulle pagine compaiono due frasi:
- “L’occhio ha bisogno di un lungo esercizio”
- “L’arte è una grande bugia, ma non ha le gambe corte”
Maria Lai, con la sua timidezza minuta, non pretende di dare risposte definitive, ma vuole provocare un dialogo sul senso dell’arte: Tempo dell’Arte, 1997.
Vanni Scheiwiller

Maria Lai (1919 – 2013)
Formazione e primi anni
- 1939-1943: studi artistici all’Accademia di Belle Arti di Roma, poi corsi alla Scuola del Castello Sforzesco di Milano.
- 1945-1950: mosse i primi passi come pittrice informale, partecipando a collettive in Italia e all’estero.
Svolta poetica e “filo”
- Anni ’60: maturazione di un linguaggio originale, che unisce pittura, poesia e artigianato.
- 1967: nella performance Legarsi alla montagna ad Ulassai, invita la comunità a “legarsi” con un lunghissimo filo azzurro alle rocce del paese, inaugurando il filone del “filo come medium” che la renderà celebre.
Libri cuciti e installazioni
- Dagli anni ’70 realizza libri d’artista cuciti a mano, con testi e disegni ricamati, ribaltando il rapporto tra parola scritta e forma visiva.
- Anni ’80-’90: installazioni pubbliche in Sardegna e in Toscana, tra cui Sculture da viaggio, serie di piccoli monumenti in ferro e ceramica che dialogano con il paesaggio.
Opera murale e performance cittadine
- 1997: Tempo dell’Arte a Tortolì, grande parete di cemento decorata con pagine in forex e filo di rame;
- 2001: La casa cucita a Cagliari, intervento urbano che ricama con stoffe colorate le facciate di un edificio storico;
- 2005: Tenendo per mano il sole a Milano, percorso di fili dorati che attraversano spazi pubblici e monumenti.
Riconoscimenti e premi
- 1983: Premio “Arti Visive” della Regione Sardegna;
- 1991: Medaglia d’Oro per la Scultura al Premio Michetti;
- 2008: Gran Premio della Biennale Nazionale d’Arte “Città di Bari”;
- 2011: Fondazione Maria Lai onlus, istituita per preservare e promuovere la sua opera.
Stile e poetica
Maria Lai ha trasformato il gesto artigianale del cucito in una poetica dell’inclusione: il filo unisce “cose diverse” — comunità e paesaggio, parola e immagine, tradizione e contemporaneo. Le sue opere invitano alla partecipazione del pubblico, dissolvono i confini fra arte e vita e custodiscono la memoria collettiva della Sardegna.
Eredità
Con più di cinquant’anni di attività, Maria Lai ha lasciato un segno indelebile nell’arte contemporanea italiana. I suoi libri cuciti, i grandi fili nei borghi, le performance collettive e le installazioni monumentali restano esempi unici di come l’arte possa essere strumento di coesione sociale e di scoperta poetica del territorio.